Venerdì 11 e sabato 12 novembre ore 21.00 | Domenica 13 novembre ore 17.00

COME IL CANE SONO ANCH’IO UN ANIMALE SOCIEVOLE

liberamente ispirato a “La Peste Scarlatta” e “La forza dei forti” di Jack London creazione collettiva di Emanuele Aldrovandi, Luca Cattani, Cecilia Di Donato, Marco Maccieri, Marco Merzi, Massimo Navone, Angela Ruozzi su un progetto di spettacolo di Massimo Navone attrezzeria Alice Benazzi produzione Centro Teatrale MaMiMò

Nel 1912 Jack London scrive ‘La peste scarlatta’ sperimentando uno dei primi prototipi di narrativa ‘post-apocalittica’. Ambientata nel 2070, la storia narra le conseguenze devastanti di un’epidemia di proporzioni mondiali che nel 2013 ha sterminato l’umanità, facendo regredire in breve tempo le condizioni di vita dei pochissimi sopravvissuti sul pianeta ad uno stadio semiprimitivo. Dopo aver sperimentato la condizione della solitudine assoluta e la paura di essere rimasti soli al mondo, gli scampati che riescono ad incontrarsi si aggregano in piccole tribù ma, essendo incapaci di servirsi della tecnologia, delle macchine e degli strumenti della precedente civiltà, sono costretti a riscoprire come sopravvivere in un mondo in cui la natura ha ripreso con prepotenza il sopravvento sui resti di città e strade ormai abbandonate da decenni. Il protagonista della vicenda è un vecchio professore di storia che cerca di raccontare ai suoi giovani nipoti ‘neoselvaggi’ l’epopea tragica di cui è forse uno degli ultimi testimoni viventi. Ma i ragazzi stentano a seguirlo. Il suo linguaggio colto e ricco di vocaboli suona loro bizzarro e spesso incomprensibile, abituati come sono ad una comunicazione elementare, esclusivamente funzionale alle necessità fondamentali della sopravvivenza quotidiana. La speranza di poter consegnare loro una traccia di memoria su cui iniziare a ricostruire il futuro di una nuova civiltà comincia a venir meno nella mente del Professore. Quale sarà allora il destino di questo campione di umanità casualmente sopravvissuta? Sarà per forza condannata a ripercorrere per secoli le tappe e gli sbagli delle generazioni che l’hanno preceduta e della cui esperienza si è perduta la memoria? E’ questo il tema che viene emblematicamente affrontato anche ne ‘La forza dei forti’, in cui si racconta come lo sforzo evolutivo di un’anarchica tribù primitiva, quella dei ‘Mangiatori di pesce’, finisca ineluttabilmente col ripercorrere a tappe forzate la nascita e lo sviluppo del moderno capitalismo. ‘La condanna di chi non rammenta il passato è replicarlo, la condanna di chi lo ricorda è vederlo replicare senza poter fare nulla per evitarlo’, sembra essere questa la dolorosa conclusione,