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ELVIS E IL PAPA

di Emanuele Aldrovandi
con Luca Cattani, Marco Maccieri, Giovanni Rossi
regia Marco Maccieri e Mario D’Avino
costumi Nuvia Valestri
scene Serena Zuffo
effetti video Tommaso Ronda
responsabile di produzione Giulia AnghinoniLa storia è semplice: è finito il mondo, le anime dei morti stanno per affrontare il giudizio universale ed Elvis Presley scopre di essere accusato di empietà, di essersi sostituito a Dio nel cuore degli uomini della sua epoca ma, non conoscendo il significato di “sacro” e “empio”, non ha idea di come fare a difendersi. Mentre aspetta di presentarsi al cospetto di Dio incontra il Papa e lo interroga su questo tema, desideroso di arrivare a una risposta che lo potrà aiutare a salvarsi.
Questo intreccio permette ai personaggi di affrontarsi in un duello di intelligenze per arrivare a scoprire insieme cosa è rimasto di sacro nella vita contemporanea, cosa ancora vive nella coscienza degli uomini quando sentono la parola sacro.
Il materiale di partenza è composto principalmente dall’Eutifrone di Platone, che è stato completamente riscritto trasformando il personaggio di Socrate in Elvis Presley, e da alcuni dibattiti contemporanei, come ad esempio lo scambio epistolare che si svolse nel 2013 su Repubblica tra Papa Francesco ed Eugenio Scalfari. Il pubblico si trova catapultato in un limbo in cui assieme agli attori verrà vorticosamente risucchiato dalla necessità di definire una volta per tutte cosa significhi il bene e cosa il male, altrimenti Elvis verrà dannato per l’eternità. E se Elvis rappresenta l’arte, il successo, il piacere e il mito di essere al di sopra degli altri uomini, temi molto attuali al momento, allora bisogna definire se effettivamente riconosciamo di agire quotidianamente ispirati da questa
nuova divinità. Cosa ci spinge ad agire? Quale divinità? Quali leggi? In quali leggi crediamo? In quelle divine? In quelle dello stato? In quelle della famiglia? In quelle del buon senso?
Attraverso una dinamica scenica vivace e non priva di colpi di scena – in cui si scoprirà che non tutti i personaggi sono chi dicono di essere – gli attori e il pubblico si interrogano, in una cornice pop di fumo bianco e colpi di chitarra, su cosa sia “sacro” per noi oggi.