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Ad Occhi Aperti
Questo progetto mira a contrastare l’esperienza della solitudine di soggetti fragili (anziani nelle case di riposo, persone con disabilità, giovani e caregivers) attraverso la creazione di momenti di incontro tra diverse generazioni ed interlocutori non comuni. Una condivisione che passa attraverso la valorizzazione del tempo, inteso sia come narrazione del vissuto personale, sia come esercizio immaginativo, non dimenticando la dimensione del qui ed ora alla ricerca di un’autentica immagine di sé da poter consegnare al futuro. Crediamo che l’arte sia uno strumento capace di allenare l’immedesimazione e che immaginare questo progetto rivolto ad una utenza così eterogenea possa porre le basi per la creazione di una comunità consapevole ed aiutante.
Step 1 – L’incontro e l’apertura alla comunità
Il primo passo del progetto è stato un incontro dal vivo aperto al territorio, pensato come momento di avvio e di condivisione. Durante questa prima tappa sono state presentate alle associazioni coinvolte e ai partner le diverse fasi operative del progetto, chiarendone obiettivi e modalità.
Questo momento iniziale ha avuto una forte valenza simbolica: non solo l’inizio di un percorso, ma l’attivazione di una rete di sguardi e responsabilità condivise, in cui la comunità è stata invitata a essere testimone e parte del processo, con particolare attenzione alle fragilità più evidenti del contesto locale.
Step 2 – Incontro e formazione con volontari e operatori
Dopo l’apertura pubblica, il progetto ha previsto una fase dedicata agli incontri di formazione e confronto con volontari e operatori. Questo passaggio è stato fondamentale per costruire un clima di fiducia e preparare chi avrebbe accompagnato i partecipanti nel percorso.
Attraverso momenti di dialogo e riflessione, si è lavorato sulla qualità dell’ascolto, sulla cura della relazione e sulla consapevolezza del ruolo di chi entra in contatto con storie personali e vissuti delicati. Questa fase ha creato le basi umane e relazionali per affrontare gli step successivi in modo attento e rispettoso.
Step 3 – Le interviste autobiografiche
Il progetto è poi entrato nel vivo con una fase profondamente intima: le interviste individuali e personali. A ciascun partecipante è stato chiesto di raccontarsi partendo da elementi significativi del proprio vissuto – una canzone, una fotografia, un testo poetico, un oggetto – scelti come chiavi di accesso alla memoria.
La narrazione autobiografica diventa qui uno strumento centrale: raccontarsi permette di dare forma alle esperienze, di inserirle in una trama più ampia e di riconoscersi come individui unici e coerenti nel tempo. Questa fase ha sostenuto la capacità di narrare di sé, trasformando il ricordo in una risorsa da cui partire per le successive attività laboratoriali.
Step 4 – I laboratori artistici e il diario della memoria
Dalle parole si passa al fare. Lo step successivo si è concretizzato in laboratori artistici pensati come spazi di tempo condiviso, in cui la memoria potesse prendere forma attraverso il gesto creativo.
Disegnare, scrivere, incollare e assemblare materiali ha permesso di sperimentare il piacere del fare insieme, favorendo concentrazione, benessere e relazione.
All’interno di questa stessa fase si inserisce il laboratorio di stampa artistica con la tecnica della cianotipia. Guidati nel processo creativo, i partecipanti hanno sperimentato la preparazione dei supporti, la composizione delle immagini e la fase di sviluppo, osservando le forme emergere lentamente grazie alla luce e all’acqua.
Gli oggetti utilizzati per la stampa sono stati scelti perché rappresentativi della storia personale di ciascuno: frammenti di vita trasformati in impronte blu, cariche di memoria. Il lavoro manuale e collettivo ha creato un tempo sospeso, accogliente, in cui il gesto artistico ha rafforzato il senso di relazione e appartenenza.
Il progetto è tutt’ora in corso… a breve conosceremo il quinto step!
















